Mi chiamo Bruno ed assieme a mia moglie Grazia sono il gestore di questo parco.
Qualche amico che ha studiato il latino, ci ha definito i “genius loci” di questo posto. Non ho ancora capito bene cosa significa, ma io ci definirei piuttosto i creatori o più semplicemente il papà e la mamma del Parco. Anche se ci ha messo molti anni per nascere (l’apertura ufficiale del Parco risale solo al 2003), si può dire che il parco faunistico sia stato concepito lo stesso giorno che io e Grazia siamo saliti nel lontano 1986 per la prima volta qui alla località Zerbaro.
All’epoca per arrivarci bisognava inerpicarsi su un viottolo sassoso e disagevole in mezzo ai rovi, ma dopo un giro nel bosco ci è bastato affacciarci dallo spiazzo davanti a casa a guardare in giù verso Verona e le nebbie della pianura per capire che era il posto che cercavamo da tanto tempo.
All’epoca facevo ancora il rappresentante e già da tempo sia io che mia moglie desideravamo cambiare non solo lavoro, ma anche vita. L’inizio, non è stato facile. La casa era in situazioni pietose, fredda, umida e con il tetto che perdeva. Gran parte della proprietà è roccia viva e coperta di bosco per cui non è possibile coltivarci niente. Visto che già c’erano i capannoni, per guadagnarci da vivere abbiamo deciso, come molti altri abitanti della zona, di allevare tacchini.
Gli animali, mi sono sempre piaciuti e ricordo ancora i rimproveri della maestra che mi diceva di cambiare soggetto per i miei disegni perché disegnavo sempre e solo paesaggi, alberi ed animali. Già quando abitavo giù a Grezzana, avevo trasformato un piccolo spazio ricavato all’interno del Progno in un piccolo zoo con galline, tacchini e anatre, ma mi stringeva il cuore vedere come erano costretti in uno spazio angusto e poco soleggiato. Solo venendo qui, in questo posto magico con grandi spazi a disposizione, ho potuto realizzare in pieno la mia antica passione. All’inizio per prova ho acquistato una coppia di daini, una coppia di cervi e una coppia di cinghiali e con mia grande sorpresa e soddisfazione fin da subito si sono ambientati bene ed hanno cominciato a riprodursi. Stavano talmente bene che avevamo sempre grandi e piccoli attorno a casa a cercare una carezza o a distruggerci l’orto. Le prime recinzioni le ho fatte più per proteggere i miei animali dall’ingresso di cani randagi, e per impedire che scappassero.
Anzi, con sorpresa ho sempre notato che le recinzioni erano piuttosto un ostacolo per l’ingresso dentro alla mia proprietà di quei pochi animali selvatici della zona che cercavano disperatamente un riparo dai predatori e un po’ di tranquillità. Con il passare degli anni e la moltiplicazione del numero e delle specie di animali, mi sono creato la reputazione di uno che con gli animali ci sapeva fare e sia la gente del posto che la gente di città venivano e vengono a chiedere consigli. Per anni ho avuto volpi, stambecchi, camosci o tante altre specie di animali che mi giravano per casa assieme ai figli e ai cani.
Errori ne ho fatti tanti. Preso dall’entusiasmo oltre a specie autoctone ho introdotto animali molto belli come l’ammotrago, orsetti lavatori, il lama o altri, ma che non “c’azzeccavano” per niente con il nostro ambiente. Qualcuno di questi ce l’ho ancora e rimarrà qui fino alla sua morte naturale perché tra i miei tanti difetti c’è quello di affezionarmi, ma per il futuro mi voglio specializzare solo sulla fauna locale e cioè quelle specie di mammiferi ed uccelli che un tempo vivevano numerosi sulle nostre montagne ed ora quasi estinti e pressoché impossibile vedere. Delle centinaia di cuccioli nati qui nel parco, una parte li ho tenuti per incrementare i branchi ed il resto l’ho venduto o scambiato con altri parchi per evitare un’eccessiva consanguineità.

Il risultato è quello che tutti possono ammirare: branchi liberi di 30-40 animali per ogni specie che scorazzano indisturbati nei prati e nel bosco.
Alcune specie, come i caprioli sono molto timidi e non si lasciano avvicinare facilmente, mentre altre come i cervi o i daini, soprattutto verso sera quando hanno finito di brucare l’erba del prato, mi vengono a cercare per scroccare qualche tozzo di pane. Ovviamente alcune specie di predatori come le volpi, i lupi o le linci devono stare rinchiuse in grandi recinti.
Non solo animali ma anche preistoriaOltre che un paradiso per gli appassionati di animali, il mio parco è conosciuto anche da molti appassionati di preistoria.

Infatti il territorio comunale di Grezzana, sulla base delle attuali conoscenze di archeologia preistorica, presenta probabilmente, la più elevata, antica e completa concentrazione di tracce preistoriche nella Regione Veneto,al punto che vi sono note e documentate tutte le principali fasi culturali degli ultimi 500-300 mila anni, quando ancora nel resto dell’Europa si stentava a riconoscere l’esistenza stessa dei concetti di preistoria ed evoluzione, nel 1785 a Zerbaro di Romagnano (cioè proprio sotto casa) l’abate A. Fortis ritrovava e pubblicava “ ossa di elefanti fossili ” i cui resti sono esposti al museo storico di Verona. Un primato, dunque, “mondiale” nella “storia della ricerca preistorica” e del tutto sconosciuto anche perché, ad oltre 2 secoli di distanza da quei ritrovamenti molto poco si è ricercato e scritto sul sito ed ancora meno si è valorizzato quello che ad oggi risulta essere il complesso faunistico fossile quaternario più antico della provincia di Verona.

Già nel 1965 una pubblicazione ( redatta in francese ), dell’Università di Ferrara aveva posto all’attenzione della ricerca scientifica italiana ed europea la zona come una delle più consistenti ed antiche ( 500-300 mila anni fa ) aree di estrazione e lavorazione della selce nota in Italia. Queste colline, come gran parte dei Lessini sono infatti ricche di selce, la materia prima più utile agli uomini del paleolitico e del neolitico. Solo con le dure e taglienti punte di selce era possibile fabbricare lance e frecce e con altre selci opportunamente sagomate era poi possibile scuoiare le prede e fabbricare utensili, vestiti ed abitazioni.

In tutto il Parco, oltre a molti fossili, è facile trovare frammenti di punte di freccia o molti residui della lavorazione della selce lasciati dai nostri antenati del Paleolitico. Per chi non lo sapesse, tutta la Lessinia era una grande miniera di questa materia prima che è stata indispensabile per decine di migliaia di anni. Col tempo ne ho raccolto una piccola, ma interessante collezione che tengo nella grande aula utilizzata dalle scolaresche in visita. Oltre alle selci, recentemente, assieme ad amici speleologi, allargando una cavità, abbiamo trovato l’ingresso di una grande caverna ricchissima di stalattiti e stalagmiti,salamandre,pipistrelli, che si trova proprio sotto la grande radura dove pascolano cervi, mufloni e daini.

In questi anni, oltre a molti apprezzamenti, è arrivata anche qualche critica: non è giusto tenere rinchiusi degli animali selvatici perché soffrono, ecc. Più che con le parole, a queste critiche generalmente rispondo con i fatti e a coloro che mi rimproverano chiedo di riflettere sul fatto incontestabile che tutti i miei animali si riproducono con facilità. Si sa che se un animale si trova a disagio in un certo ambiente, per il continuo stress, il suo produce certe sostanze che prima di mettere a rischio la sopravvivenza, ne impediscono la riproduzione. Le centinaia di cuccioli o i pulcini di ogni specie, nati nel mio parco sono invece la dimostrazione più evidente che i miei animali stanno bene. E’ ovvio, anche a me piacerebbe non avere nessuna recinzione. Chi mi rimprovera nemmeno immagina i costi e la fatica che mi sono costati i chilometri di recinzioni attorno e all’interno del parco. Qualche anno fa, quando il Parco non era ancora aperto al pubblico, uno stormo di ventidue cicogne stanche per la lunga migrazione, si è fermato per un paio di settimane sulla grande radura dietro casa a riposare, evidentemente si sentivano più sicure all’interno del parco che in altri luoghi. Con grande soddisfazione devo constatare che il numero di coloro che mi criticano è sempre più basso e molti, dopo le solite e forse inevitabili critiche iniziali, conoscendo meglio me ed il Parco, si sono poi ricreduti e sono diventati i miei visitatori e sostenitori più assidui. Dall’apertura al pubblico nel 2003, hanno già visitato questo parco decine di migliaia di persone provenienti non solo dalla provincia di Verona, ma anche da altre regioni e dall’estero.

Sul libro delle firme degli ospiti ho contato commenti scritti in diverse lingue straniere. I visitatori più numerosi e quelli che mi danno più soddisfazione, sono i bambini. Vedere i loro occhi sbarrati dalla sorpresa ed eccitazione nel vedere da vicino e sfiorare qualche animale di cui fin’ora hanno visto solo qualche foto, é per me la più bella soddisfazione di tanti sacrifici e nei loro occhi rivedo la stessa meraviglia che provavo anche io da bambino. In quel momento dimentico di tutte le indecisioni, fatiche e mi sento soddisfatto per aver creato per me e per loro un piccolo angolo di paradiso.
Bruno Malascorta
“ I sogni son desideri…”
Tutte le storie a lieto fine che si rispettino iniziano con il famoso“c’era una volta” e questa che vi sto per raccontare è proprio un bel sogno divenuto realtà.C’era una volta un uomo che dall’alto della sua collina ammirava i suoi animali. I suoi occhi marroni erano pieni d’orgoglio nel vederli vivere in armonia. Un gruppo di mufloni insieme a cervi e daini brucavano l’erba sotto l’ombra della grande quercia facendo da sfondo al passaggio scattante e allegro delle caprette. La luce del tramonto illuminava il piccolo stagno con i suoi abitanti; i cigni si specchiavano sull’acqua come due principi, gli anatroccoli si tuffavano ad uno ad uno per raggiungere in gran fretta la loro mamma, le oche si rinfrescavano sotto l’ombra di un bel pino.L’aria era tersa e tutto era tranquillo. Lo sguardo dell’uomo si soffermò su un’insolita danza delle cicogne scandita dal tipico suono dello sbattimento del becco. Era bella, ma diverse da quelle viste fino ad ora, sembravano quasi impazienti. All’improvviso all’orizzonte si vide arrivare un stormo di uccelli che volteggiavano elegantemente nell’aria. Si avvicinarono sempre di più fino ad arrivare sopra allo stagno. L’uomo era lì a guardare estasiato con il nodo alla gola dall’emozione quel spettacolo unico nel suo genere. Un gruppo di bellissime cicogne bianche stava sorvolando il suo parco e la consapevolezza che da li a poco si sarebbero fermate lo faceva impazzire di gioia. Fu così, si fermarono per qualche giorno e poi ripartirono per il loro viaggio. Quanto avrebbe voluto che si fossero fermate più a lungo. Fu in quell’occasione che decise di provarci con le sue cicogne.Dopo sei anni di lunga attesa le cicogne finalmente nidificarono e vennero alla luce cinque cicognini. Questo evento raro fu accolto con allegria da tutti, ma ben presto si cominciarono a vedere le prime difficoltà. La coppia di genitori inesperta nutriva diversamente i piccoli tanto che uno morì e altri lo avrebbero seguito se non fossero stati tolti e nutriti a mano. I piccoli crebbero velocemente sani e robusti. Dopo un mese furono sistemati nello stagno insieme agli altri animali. Cominciarono i primi tentativi di volo, le prime piccole distanze. Voli un po’ goffi, incerti, ma tutti facevano il tifo per questi bellissimi uccelli. Il tetto della casa ormai era diventato il loro punto di riferimento e quando l’uomo li portava da mangiare richiamandoli con un fischio e sbattendo due piccoli legnetti fra di loro si alzavano in un volo leggero ed elegante raggiungendolo con estrema precisione.Una mattina d’estate la grande sorpresa le cicogne non c’erano più. Lo squillo del telefono interruppe il silenzio di quella malinconica mattina:…pronto? Scusi? Qui vicino alla mia casa ci sono delle bellissime cicogne…sono sue?Volando si erano spinte fino agli stagni delle colline adiacenti.La domanda che attanagliava l’uomo era sempre la stessa:”torneranno?”E come un padre affettuoso che aspetta i suoi figli dopo un lungo viaggio attendeva e attendeva.. fiducioso.. continuando a lavorare per rendere sempre più bella la vita dei suoi animali. Le cicogne ritornarono alla sera a mangiare quasi con riconoscenza dal loro “papà” e così fecero nei giorni a seguire. L’uomo era riuscito ad avverare un suo desiderio. E come dice una famosa canzone ”i sogni son desideri che vivon in fondo al cuor non disperare nel presente ma spera fermamente i sogni realtà diverrai..”
Chiara G.